Europee 2009. Per la Democrazia.

Per una lista unica della sinistra

Lettera ai partiti, post assemblea

with one comment

Alla cortese attenzione dei/delle responsabili di
PRC, PdCI, Federazione dei Verdi, Movimento per la Sinistra, Sinistra Democratica

Carissimi/e,

l’assemblea di sabato scorso a Firenze “Per una lista unica della sinistra alle elezioni europee” ha ribadito la proposta dell’appello firmato in pochi giorni da oltre 2000 persone.

L’appello e l’assemblea hanno dato voce alla richiesta che sale dal basso di una sinistra capace di unirsi per resistere all’offensiva della destra e di rilanciare il progetto di trasfromazione della società.

Vi chiediamo di sospendere per una settimana ogni decisione riguardante la presentazione di liste separate alle elezioni europee e di utilizzare questo tempo per esplorare tutte le possibilità per giungere ad una lista unica.

Ci offriamo come spazio imparziale per la discussione tra di voi, al fine di costruire le condizioni migliori per un confronto sereno e costruttivo nell’interesse della sinistra del nostro paese.

Dobbiamo superare le divisioni e i rischi di un forte astensionismo a sinistra. Dobbiamo rilanciare l’impegno comune su temi decisivi come quelli della crisi economica ed ambientale e i rischi per la democrazia.

L’assemblea ha espresso la volontà, a partire dall’iniziativa dell’appello, di continuare un percorso unitario di confronto in specifici incontri nazionali sui temi appena citati, nonche sul tema della rappresentanza, della crisi e del rinnovamento della politica.

E’ importante raccogliere questa domanda di unità che viene da tanta parte dell’elettorato di sinistra, accantonando divisioni e contrapposizioni che possono essere superate.

Ciò che ci unisce è di gran lunga superiore a ciò che ci divide.

Chiediamo a tutti un gesto di responsabilità.

Cordiali saluti

Advertisements

Written by perlademocrazia

9 marzo 2009 a 15:08

Pubblicato su Uncategorized

Una Risposta

Subscribe to comments with RSS.

  1. Carissimi, ho cercato di fissare alcune riflessioni a questo proposito sul sito http://ilpicchiorosso.wordpress.com. Ve le sottopongo anche direttamente qui, sperando che siano utili.

    Poiché l’appello per una lista unica della sinistra non è riuscito a convincere tutti coloro che era necessario convincere, partiti e gruppi della sinistra italiana sconfitta e quasi cancellata dallo spazio pubblico nell’aprile scorso stanno presentemente seguendo strade che porteranno loro, e tutti i cittadini e i lavoratori che hanno bisogno anche di loro, a un ulteriore insuccesso. Quei cittadini e lavoratori sono alcuni milioni. Alcuni di questi milioni (prevalentemente giovani, ma molti ormai non troppo) sono lavoratori potenziali cui il sistema vigente dice ogni giorno che non c’è bisogno di loro, di fatto anche come persone. Perciò non hanno le stesse possibilità di permettersi un altro insuccesso come gli autori di articoli, i professori universitari e (sia permesso) molti dirigenti di partito. Siamo tutti responsabili di fronte a loro: autori dell’appello che non sono risultati convincenti finora, aderenti all’appello che forse non sono stati abbastanza numerosi o abbastanza attivi finora, dirigenti politici che hanno detto di no all’appello finora. Possiamo ancora parlarne? Sembra proprio che dobbiamo.
    C’è ancora un filo di speranza. Perché non si spezzi è indispensabile affermare che nessuno vuole vincere senza gli altri o contro gli altri, che nessuno vuole misconoscere o negare le differenze, che a nessuno si chiede di rinunciare alle proprie ragioni anche perché veramente ciascuno ha ragione su alcuni punti che non si riesce ancora a tenere insieme (ma non è detto che non ci si riuscirà mai). Bisogna fare qualcosa insieme per il 7 giugno proprio per mantenere viva la possibilità di proseguire ciascun distinto progetto, da confrontare con gli altri e con i cittadini e i lavoratori, dall’8 giugno in poi.
    Si presuppone, infatti, che stiamo parlando di diversi progetti per un’impresa comune, non di imprese diverse o, tanto meno, contrapposte quanto agli scopi e ai valori. Se non sapessimo che tutti lavoriamo per una civiltà della pace, del lavoro e della libertà, della fraternità e dell’eguaglianza, non ci parleremmo (in fondo, non litigheremmo neanche). E in questa situazione eccezionale, con un regime in corso di consolidamento, si tratta di affrontare un passaggio stretto, di scongiurare una comune rovina. La lista unitaria deve essere una lista di garanzia per tutti, che riconosca la pari dignità di tutte le ipotesi in campo per il futuro della sinistra. Per competere fin da ora, dopo tutto, ci sono le anche le amministrative.
    Mettere l’accento su ciò che unisce in vista del voto nazionale per il parlamento europeo non significa dunque rinunciare a competere né ad affermare contemporaneamente, ciascuno, tutte le proprie ragioni, le proprie convinzioni circa la via da seguire, i propri simboli. Si può concorrere, sotto i propri simboli e con le proprie ragioni specifiche, a un fronte popolare del lavoro e dei diritti, che offra alla spontanea e diffusa protesta sociale, al diffuso rifiuto di pagare il prezzo della crisi del capitale, un segno di fiducia, di unità e di forza.
    Per aderire a quale gruppo parlamentare di Strasburgo? Bisogna domandarsi se una tale questione appassionerà veramente gli elettori, molti dei quali (ma sempre pochi) forse apprenderebbero soltanto durante la campagna elettorale dell’esistenza del Gue (pur importantissimo), e verosimilmente non per affrettarsi a saperne di più. Ma se si dice semplicemente che si va a Strasburgo per dire no a questa labile, fasulla e antidemocratica costituzione europea e alla moneta delle banche che dirige i governi, e per dire sì invece a un governo europeo eletto che metta la moneta e le banche al servizio del lavoro, avremo o sostanzialmente indicato il Gue o comunque eletto persone (scelte, non dimentichiamo, innanzitutto mediante primarie) che lotteranno per questo (in rari casi) anche in altri gruppi, e saranno utili anche là.
    Naturalmente questo significa avere fermamente come segno di riferimento il diffuso rifiuto di pagare per la crisi del capitale, cioè sapere che questa crisi è l’occasione per rovesciare l’egemonia culturale degli ultimi trent’anni. In altre parole, per smascherare quell’incompatibilità del capitalismo con la democrazia che fu fondatamente riconosciuta a suo tempo sotto l’impulso dei Reagan, dei Craxi, dei Blair e dei Giddens, e appunto mascherata spacciando per democrazia qualcosa che lo diventava intanto sempre di meno. In America, proprio in America, lo hanno fatto. Ci rendiamo conto di ciò?
    Una rinuncia, quindi, certamente s’impone: la rinuncia a concedere spazio e credito a chiunque abbia ancora legami con quei deleteri, fallimentari e decrepiti “nuovismi”. Coloro che insistono sull’ “unità dei comunisti” esprimono in qualche modo questa esigenza innegabile, salvo tradurla in azioni che – nel contesto storico reale, che non sarebbe da marxisti ignorare – non uniscono ma separano, oggi, i proletari in carne e ossa, di antico e di nuovo genere.
    Un fronte popolare elettorale per le europee, sostenuto dai partiti nella loro piena e riaffermata identità, ma indicato intanto agli elettori mediante le bandiere rosse del lavoro, unite con quelle arcobaleno dell’amicizia con la natura e tra i popoli, è ancora possibile, ed è soprattutto indispensabile. I milioni di proletari di antico e nuovo genere che scenderanno in piazza il 4 aprile lo meritano.

    raffaeledagata

    11 marzo 2009 at 10:13


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: