Europee 2009. Per la Democrazia.

Per una lista unica della sinistra

Per un cammino unico della sinistra

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di Giulio Marcon e Mario Pianta

L’idea di una lista unica della sinistra alle elezioni europee, con un passo indietro dei partiti e spazio alle esperienze della società civile, è stata lanciata un mese fa, ha raccolto 2000 adesioni all’appello pubblicato dal manifesto (www.perleeuropee.wordpress.com) e porta oggi centinaia di persone a discutere all’assemblea di Firenze. E’ un risultato inaspettato, che ci sembra importante per tre motivi.

Il primo è che il dibattito sulla proposta di lista unica ha espresso le sensibilità di una sinistra radicata nella società, ha ridato voce a migliaia di persone. Oltre metà degli aderenti all’appello sono elettrici ed elettori convintamente di sinistra ma stanchi di una politica autoreferenziale; molti di questi manifestano un distacco così forte da prendere in considerazione la scelta dell’astensione, in assenza di una lista unica. La discussione ha così illuminato la punta di un ben più grande iceberg astensionista, che rischia di confermarsi come il “primo partito” della sinistra.

Il secondo motivo è che il successo della proposta ha mostrato che l’opinione pubblica di sinistra è più matura e unitaria dei propri rappresentanti nei partiti. Quasi la metà delle adesioni all’appello vengono da persone attive nelle associazioni e in gruppi di base, impegnate nei movimenti, da responsabili del sindacato, tutte realtà in cui c’è una pratica quotidiana di lavoro unitario. Una quota limitata ma significativa di adesioni viene infine da quadri (o ex quadri) dei partiti della sinistra e da eletti negli enti locali, che si rendono conto della gravità dei problemi.

Il terzo aspetto è che l’iniziativa ha rotto la logica di una politica fatta solo dai vertici del ceto politico, chiama oggi a Firenze i responsabili dei partiti a rendere conto delle loro decisioni di fronte ai cittadini, inaugura una piccola occasione di democrazia partecipata all’interno della sinistra, di deliberazione comune sulla strada da percorrere. E’ probabile che questa proposta non trovi oggi risposte positive. Le forze della sinistra e dell’ambientalismo si assumono così la responsabilità di tre gravi rischi alle prossime elezioni europee: quello di un astensionismo crescente; la possibilità che nessuna delle liste superi il 4%, privando la sinistra di una rappresentanza a Strasburgo; l’accentuazione futura dei conflitti tra le diverse componenti della sinistra politica, sociale ed ambientalista.

Questi rischi potrebbero alimentare la deriva di un’ antipolitica di sinistra: ma la responsabilità è tutta del politicismo di una sinistra istituzionale miope e autoreferenziale. Non si era proposto di rifare la “Sinistra arcobaleno” o di fare una “nuova lista”. Si era semplicemente proposto a tutti di fare un passo indietro, di mettere una moratoria sulle divisioni, di dimostrare un po’ di responsabilità, di innovare il modo di fare politica, di aprire un nuovo rapporto con la società civile. Invece tutti lì a mettere paletti, condizioni, a elencare puntigliosamente i tanti “se” e i tanti “ma”.

C’è una pressochè totale convergenza di tutti ad avvalorare le reciproche divisioni. Per quanto riguarda la società civile, si era detto: “pari dignità” con le forze politiche, un riconoscimento che le diverse forme dell’agire politico – nelle istituzioni, nel sindacato, nel sociale, nella cultura, nella comunicazione – hanno ruoli diversi ma un eguale rilievo nella costruzione di una politica nuova della sinistra. In questi giorni, invece, i partiti annunciano “liste aperte”, cominciano la campagna acquisti per qualche posto in lista: una bella pattuglia di “indipendenti di sinistra” da non disprezzare, ma che niente ha a che fare con una diversa idea del rapporto tra società e politica. Non si riescono a superare, si direbbe, due vecchi vizi nel rapporto con i movimenti: la cooptazione e il collateralismo.

Le risposte della politica all’appello “per una lista unica della sinistra alle elezioni europee” si preannunciano, insomma, desolanti. E altrettanto desolanti rischiano di essere i risultati elettorali di una sinistra che – di fronte a gravi rischi per la democrazia e alla crisi economica più grave da ottant’anni – sceglie di presentarsi in questo modo. Eppure, il successo dell’appello e l’assemblea di oggi a Firenze lasciano aperte le porte alla speranza.

Non saremo delusi, in ogni caso, dalla presa di parola di migliaia di persone, dalla capacità di auto-organizzazione che si manifesta, dalla fiducia in una pratica unitaria al di là delle bandierine di partito. Nella società, la sinistra è fatta da milioni di persone che continuano a lavorare per la democrazia, il lavoro, l’ambiente, i diritti, la pace, e che continueranno a farlo. Avremo altri momenti di confronto sui contenuti di una politica nuova della sinistra, magari con un nuovo ruolo di stimolo del manifesto; altre occasioni verranno, anche a livello locale, per costruire percorsi unitari. La politica non finisce con le elezioni europee.

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Written by perlademocrazia

6 marzo 2009 a 16:26

Pubblicato su Uncategorized

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