Europee 2009. Per la Democrazia.

Per una lista unica della sinistra

Percorsi e proposte per le europee

with one comment

di Mario Agostinelli, Emilio Molinari e Gianni Tamino

Ci unisce una comune pratica di movimento, di frequentazione di quei luoghi dove la partecipazione e l’autorganizzazione sono elementi vitali. Luoghi dove spesso si realizza la relazione tra movimenti e istituzioni rappresentative locali. Stiamo quindi in un buon posto di osservazione per capire e apprezzare ciò che esiste e si muove dal basso, coglierne le implicite potenzialità di rivitalizzazione della democrazia e di legame con la solitudine del mondo del lavoro e il profondo contenuto critico verso i paradigmi sviluppistici che hanno segnato tutte le culture del ‘900. Vediamo quotidianamente questi aspetti radicarsi nei territori dando vita a coaguli di organizzazioni sociali in rete tra loro. Questa realtà nemmeno a sinistra riceve rappresentanza dai partiti, spasmodicamente tesi all’autoriproduzione e a rimuovere la sfida dell’unità, che presupporrebbe un loro profondo rinnovamento.

Tutti e tre abbiamo maturato nell’esperienza dei Forum sociali mondiali, marginalizzati nel dibattito tutto organizzativo e elettorale della sinistra, la conferma che il circuito virtuoso tra democrazia diretta e democrazia delegata sta determinando in America latina prove di un nuovo socialismo, capace di giocare da protagonista la partita apertasi con la crisi economica mondiale – quella delle risorse, dei beni comuni, della coesistenza con la biosfera – e il multipolarismo dell’era Obama. Da questa collocazione, come tanti altri, vorremmo poter dire che non ci rassegniamo a ciò che le dinamiche interne a sinistra del Pd sembrano volerci portare inevitabilmente. Cioè a una sconfitta certa, strategica e indipendente dal raggiungimento del quorum.

La «conquista» di questa soglia agognata con formazioni e liste divise non può che generare feroci competizioni dagli strascici irreversibili e dove l’elettorato è chiamato a arbitrare la contesa interna, ciechi dal vedere che questo elettorato ha già voltato la testa verso l’astensione. La parola che ci frulla in testa è «rappresentanza», un diritto formidabile, conquistato dal basso con le lotte. Un patrimonio della nostra democrazia, della nostra Costituzione, della nostra storia generata dai conflitti che hanno aperto continui e nuovi spazi democratici in fabbrica, nelle scuole, nelle comunità, nella sfera collettiva e in quella privata, nelle aule dei tribunali e persino nei corpi militari e della sicurezza.

Ora questa rappresentanza è sotto tiro, sottoposta a un pesante fuoco da parte del governo Berlusconi, che ormai non risparmia più alcun diritto, nemmeno il diritto di sciopero. A questo fuoco della destra fa riscontro da una parte il vuoto determinato dal dissolversi del progetto del Pd e dalla determinazione con la quale questo partito ha perseguito la strada di far terra bruciata alla sua sinistra, dall’altra l’incapacità di dare una base popolare a un progetto alternativo.

Non crediamo sia esagerato evocare uno scenario così allarmante, ma lo vogliano fare perché tanta è la responsabilità che sentiamo gravare su ognuno di noi e tanta la vacuità dei partiti che tentano di dare una risposta al vuoto che si determina attraverso la mera ricerca di un consenso elettorale per mantenere nelle liste i propri apparati, in competizione tra loro.

Occorre uno scatto verso un più alto livello di servizio, occorre far emergere con più sincera e concorde convinzione che si vuole perseguire una prospettiva che faccia lega sul rapporto fecondo tra democrazia diretta e democrazia delegata, nel formare liste secondo modalità nuove e partecipate. Qui ha senso la richiesta di un passo indietro dei dirigenti delle forze politiche, ragionato, che non annulli la visibilità e l’identità di nessuno, ma tale da rappresentare appunto quello scatto invocato da tanti di rimettersi in gioco per il più alto interesse generale, per coprire quel vuoto e dare rappresentanza unitaria al mondo del lavoro sotto attacco, alla società civile e all’enorme disagio di migliaia di votanti.

Conosciamo questo mondo del lavoro oggi isolato e esposto agli strali di Brunetta e Sacconi e abbiamo visto consumarsi la crisi del sindacato grazie all’indifferenza di una sua componente verso la democrazia della rappresentanza. Ma abbiamo anche visto la Fiom prima e la Cgil poi rivendicare con successo come base del loro reinsediamento per un sindacato non residuale né corporativo, la titolarità dei lavoratori sui contratti. Vorremmo perciò che anche la sinistra politica non solo invocasse partecipazione, ma la promuovesse proprio ora, cominciando col non requisire all’interno di sue dinamiche impenetrabili la titolarità della rappresentanza che tocca ai cittadini. Non è vero che tutto è segnato e nemmeno che le divisioni si possono superare solo attraverso cartelli elettorali burocratici, destinati comunque alla sconfitta. C’è ancora un po’ di tempo da qui al mese di giugno, basta mettersi e tenersi in reciproco ascolto….

E per non restare nel campo delle buone intenzioni, vogliamo indicare due esempi, due percorsi. L’acqua in Lombardia torna a essere pubblica e ciò avviene in terra di centro-destra, di privatizzazioni, di spartizioni, di affari trasversali che hanno culturalmente modellato gran parte del gruppo dirigente del Pd. Torna l’«acqua pubblica» contro colossali interessi e in controtendenza al governo nazionale, per effetto della voce dei cittadini, raccolta dai consigli comunali, dallo scatto d’orgoglio dei sindaci, di tanti partiti di voler rappresentare gli interessi di chi li ha eletti. Un piccolo successo dovuto anche alla determinazione di Rifondazione comunista e della Sinistra in regione Lombardia e in provincia di Milano. E’ questo che ha permesso il convincimento della totalità delle forze politiche lombarde.

Siamo certi che un simile percorso dovrà delinearsi anche nella partita che si è appena riaperta: l’annunciato ritorno al nucleare. Centinaia di assemblee sono già programmate, già si intravvedono quei percorsi che potranno mettere in connessione territorio, movimenti, istituzioni locali e proposte di nuovi paradigmi energetici. E’ anche qui che una sinistra popolare ampia, solida nei contenuti può impedire che si torni indietro dal referendum del 1987, ma può fare qualcosa in più: assumersi il difficile compito di riempire vuoti politici epocali.

Dal Manifesto del 28 Febbraio 2009

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Written by perlademocrazia

3 marzo 2009 a 09:19

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Una Risposta

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  1. EUROPEE:FATE UN PASSO AVANTI

    Noi di “OLTRE IL QUATTRO” aderiamo alla lettera di Giuseppe Tamburrano del 21 febbraio 2009, poiché ne condividiamo in pieno le valutazioni, a cominciare dalla parola d’ordine: “Primum vivere deinde philosophari”.Essa, a nostro avviso, non svaluta minimamente il dato politico e ideologico che, nella fase di emergenza elettorale, passa in secondo piano rispetto a quello tattico e numerico. Suicida semmai sarebbe il sovrapporli.
    Da un nostro sondaggio su un campione rappresentativo di intenzionati al voto nell’area dell’opposizione e di incerti risulta che una (solo una) lista unita potrebbe quasi raddoppiare i voti del bacino potenziale che altrimenti avrebbero i vari partiti e raggruppamenti divisi.
    VERSO IL BARATRO
    La presenza di anche solo due liste diverse avrà infatti l’effetto di scoraggiare i simpatizzanti delle liste stesse e di ricacciare gli altri nell’astensionismo.E questo è proprio il quadro che si sta delineando. Sia l’accorpamento Sd/Vendola/verdi/socialisti, sia l’alleanza PRC/Diliberto, per non citare radica-li/socialisti/ecc, si sforzano di promettere un improbabile superamento della soglia, quando oggi l’elettorato ha invece bisogno, per scuotersi dall’indecisione, di una certezza. Intanto, nel variegato di-battito che ruota attorno ai vari appelli all’unità, persistono teorie tra l’ingenuo e il superfluo: da chi auspica il sorgere dal sociale di nuove forze motrici a chi invita i partiti a fare passi indietro. Proviamo a immaginare le condizioni critiche del paese nel periodo elettorale. Non sottovalutiamo l’effetto so-stanziale e mediatico della sconfitta. A quello, già pesante, elettorale e politico, si aggiungerà devastan-te e definitivo quello culturale.
    PROPOSTA
    Chiediamo a Voi, primi e autorevoli firmatari dell’appello per una lista unica di fare un passo avanti, per aggiungere alle maglie delle componenti politiche l’anello mancante. Un comitato di garanti,
    unico, in grado di chiedere alle formazioni in campo un brevissimo “stand by” in funzione di un tenta-tivo più avanzato. Un termine strettissimo ( due settimane?) dopo il quale, in mancanza dell’ adesione delle due principali formazioni nella loro totalità, tutta l’operazione dovrà considerarsi fallita.
    LA “LISTA UNICA DELLE SINISTRE”
    – la “Lista Unica” non è un nuovo “Arcobaleno”, perché non si propone un progetto politico comune tra diversi con un programma da condividere, ma un progetto elettorale
    – l’obiettivo comune sarà esclusivamente quello di superare la soglia del 4%
    – ogni gruppo e partito aderente alla Lista indicherà da uno a tre candidati
    – il Comitato di Garanti avrà il compito di garantire pari dignità nella stesura della lista e di coordinare la campagna elettorale con l’indicazione di un “Codice minimo di propaganda”. Ognuno farà campagna elettorale coi propri simboli e parole d’ordine, concludendo, opportunamente con “…i comunisti sono nella lista unica”, oppure “…i verdi sono nella lista unica”, o ancora “…i socialisti sono nella lista uni-ca” e così via. – i tre o più seggi ottenuti andranno ai candidati che avranno ricevuto il maggior numero di preferenze.
    – la Lista non mette in discussione l’identità politica dei gruppi partecipanti e non impone loro alcun obbligo di mandato parlamentare; ogni eletto potrà posizionarsi liberamente nel Parlamento Europeo, rispondendo solo ai propri elettori di riferimento.
    Laboratorio collettivo “OLTRE IL QUATTRO”
    Siamo un gruppo di lavoratori, tra cui professionisti della comunicazione, ricercatori, artisti, insegnanti e studenti di vario orientamento politico, per la riconquista del diritto alla rappresentanza politica.

    Manlio Truscia

    4 marzo 2009 at 23:31


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