Europee 2009. Per la Democrazia.

Per una lista unica della sinistra

Sabato 7 marzo, assemblea nazionale a Firenze

with 7 comments

I 1000 firmatari dell’appello “Per una lista unica della sinistra” alle elezioni europee si incontrano a Firenze sabato 7 marzo e invitano a discutere i partiti e le forze della sinistra.

Per aderire all’assemblea >>> Verrò a Firenze <<<

Per firmare l’appello >>> Sottoscrivo l’appello <<<

L’appuntamento è per sabato 7 marzo, dalle 9.30 alle 17, a Firenze, alla Casa del popolo di Via San Bartolo a Cintoia 95, una sala da 400 posti che darà spazio alle voci che chiedono ai partiti e alle forze della sinistra di fare un passo indietro e di costruire una lista unica che esprima un ampio arco di forze e movimenti della società civile.

L’appello “Per una lista unica della sinistra” ha raccolto finora 1000 adesioni, ha un sito che si riempie di contenuti (www.perleeuropee.wordpress.com) e ha promosso un’intensa discussione in rete. Ad aderire sono elettrici ed elettori delusi della sinistra, esponenti del sindacato, attivisti di associazioni e movimenti, di gruppi ambientalisti e per i diritti civili, studenti e professori, alcuni “nomi noti” che hanno avuto responsabilità politiche nei partiti della sinistra, amministratori locali e iscritti a tutti i partiti della sinistra.

Il successo dell’appello, circolato con un passaparola lontano dai riflettori dei media, rivela il bisogno di discussione, di impegno in prima persona di fronte alla deriva dei partiti e della politica italiana. Mostra la consapevolezza della gravità della situazione del paese, la minaccia alla democrazia, il pesante attacco al lavoro e ai diritti sindacali, la necessità di una nuova partecipazione politica, la spinta che viene da esperienze dal basso. Convocando l’assemblea di Firenze – un luogo simbolo delle esperienze di partecipazione politica e dei tentativi di rinnovamento della sinistra – le promotrici e i promotori dell’appello offrono uno spazio per una discussione comune tra tutti coloro che l’hanno sottoscritto. All’assemblea di Firenze sono invitati i responsabili dei partiti e delle forze della sinistra per chiedere loro di pronunciarsi sulla proposta di lista unica.

L’obiettivo dell’assemblea è di dare spazio alla richiesta di una lista unitaria che segni una discontinuità con le sconfitte e il ripiegamento della sinistra, di aprire il confronto con i partiti, di costruire i contenuti e i metodi di questa proposta. In questi dieci mesi di governo Berlusconi milioni di persone si sono impegnate in prima persona per fermare le derive autoritarie, cercare alternative alla crisi economica, costruire la democrazia. Lo hanno fatto nelle centinaia di scioperi e manifestazioni del sindacato e dei precari, nelle mille proteste nelle scuole e università, nelle iniziative per i diritti civili e la difesa della Costituzione, nei cortei per la pace in Medio Oriente, nelle iniziative antirazziste, nelle moltissime mobilitazioni locali. E’ questo il “popolo della sinistra” che esprime il bisogno di una rappresentanza politica, di una sinistra che torni ad affondare le proprie radici nella società e che sia capace di un’iniziativa comune. E’ questo il “popolo della sinistra” che viene invitato all’assemblea di Firenze.

Il sito www.perleeuropee.wordpress.com contiene il testo dell’appello, l’elenco dei firmatari, i contributi alla discussione, le modalità per aderire all’appello e per registrarsi per l’assemblea di Firenze, le informazioni per raggiungere la Casa del popolo di San Bartolo con mezzi pubblici e auto.

Per ulteriori informazioni: perleeuropee@gmail.com

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Written by perlademocrazia

26 febbraio 2009 a 08:54

Pubblicato su Uncategorized

7 Risposte

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  1. Il Manifesto di oggi (giovedì 26 febbraio) contiene ben quattro interventi che in vario modo si rapportano al tema della crisi della sinistra italiana e tre in particolare si riferiscono all’appello per una lista unica della sinistra alle europee.
    Qui mi interessano soprattutto le due opposte posizioni di Pasqualina Napoletano e Vittorio Agnoletto. Pasqualina, in base alla sua esperienza, dice le stesse cose che ho detto due sere fa in una riunione in cui un compagno contestava la proposta della lista unica con l’argomentazione che poi gli eletti sarebbero andati in gruppi diversi, qualcuno addirittura “a fare alleanze con il Pd”.
    Ho risposto, scusate l’autocitazione, che non mi sembrava corretto parlare di alleanze con il Pd in sede di parlamento europeo e che, per quel che ne sapevo io, in quel parlamento compagni della nostra “area vasta” hanno spesso ed efficacemente lavorato insieme in questi ultimi anni, pur appartenendo a gruppi parlamentari diversi. Pasqualina Napoletano, con la sua puntuale analisi delle alleanze e dei relativi risultati, mi conferma in quell’opinione.
    Poi passo alla lettura del commento di Vittorio Agnoletto e, come prima cosa, penso a Rashomon. Ve lo ricordate? Il film giapponese in cui la stessa vicenda, raccontata da diversi punti di vista, diventa un’altra storia. Non è solo una questione di valutazione: anche i fatti sembrano diversi.
    Però, arrivando alla fine, è lo stesso Vittorio a darmi la chiave per capire, quando chiede: “…possiamo essere indifferenti al possibile azzeramento della sinistra, ossia del Gue…”?
    Forse il problema è proprio questo: fra di noi c’è chi pensa alla sinistra come a un soggetto plurale (anche se unito, possibilmente), un insieme di componenti comuniste, socialiste, ambientaliste, femministe, che non possono o non vogliono qui ora costruire un’unica forza politica, ma ancor meno possono pensare di fare “la rivoluzione socialista” (come giustamente ironizza Asor Rosa nel suo pezzo). Possono, e qui cito Luigi Ferraioli, provare a dare “un’adeguata rappresentanza politica” a un’area vasta di persone e, soprattutto, provare a fare un argine per la “difesa intransigente della Costituzione”, per la “salvaguardia dei diritti e delle condizioni di vita di milioni di lavoratori” e lavoratrici, per costruire “un’alternativa credibile al berlusconismo”.
    Chi la pensa così, oltre a lavorare per una lista unica alle elezioni europee, sta lavorando anche per impedire la frammentazione e la deriva identitaria (che non è da una parte sola!) alle elezioni amministrative. Noi a Firenze, altri e altre in migliaia di altri comuni.
    C’è poi chi pensa, come Vittorio Agnoletto, mi pare, che la sinistra è un soggetto singolare. La pensano in fondo come Vittorio, secondo me, anche coloro che costruiscono la Sinistra con la maiuscola. E noi (altre e altri) adesso come ci potremmo chiamare? “Un po’ più a sinistra”? “Un po’ meno a sinistra”?
    La politica come geometria francamente non mi appassiona. Mi appassiona invece il tentativo lanciato dall’appello: se fallisse, io sarei probabilmente fra coloro che “saltano un giro”.

    Anna Picciolini

    Firenze, 26 febbraio

    Anna Picciolini

    26 febbraio 2009 at 15:52

    • Sottoscrivo pienamente l’appello e questo tuo commento. Il problema attuale secondo me è proprio quello che i personalismi e gli identitarismi (e penso alla sinistra non al PD o PDL che tali non sono più) vengono prima di un “progetto di società” cioè un progetto politico basato su valori condivisi come ambientalismo, uguaglianza sociale, difesa dei diritti ecc. Invece vedo Ferrero che va da vespa, gente che parla di Troskismo nel 2009!!! ecc. Io mi ero illuso con l’arcobaleno ma sono prontissimo a sostenere questo tentativo che vuole essere qualcosa di diverso. Dovremmo pensare alla stessa cosa su scala locale a Firenze dato che si prospetta un gara fra due esponenti di destra! E invece vedo che si parla solo di nomi (e già conosciuti) e non di programmi. In tutta la campagna delle primarie NESSUNO HA DETTO CHE IL PRIMO PROBLEMA DI FIRENZE E’ L’INQUINAMENTO!!

      Lapo

      28 febbraio 2009 at 16:06

  2. […] appuntamento:  Firenze, sabato 7 marzo, assemblea nazionale Come raggiungere l’assemblea […]

    • Ciao cari/e,
      senza:

      1- un nuovo modello di società: con l’uomo al centro, ma veramente, e la felicità di tutti (elettori di “destra” compresi) come obiettivo sostanziale, regole certe e per tutti e la verità come imprescindibile compagna, sempre;
      2- nuovi progetti d’alternativa: tattiche e strategie per compiere piccoli o (quando e dove è possibile) grandi passi, ma verso un pezzo d’orizzonte certo e con al centro l’istruzione e il welfare;
      3- una dimensione europea realmente condivisa: per es. le necesarie penalizzazioni per chi inquina, sfrutta, esternalizza la mano d’opera non possono limitarsi ad un solo Paese (ne uscirebbe penalizzato);
      4- una democrazia partecipativa in cui il rappresentante (ridotto a “mero” portavoce che, se non effettivamente portatore della propria maggioranza, viene sfiduciato)
      sia sottomesso totalmente alla maggioranza dell’assemblea pubblica e moderata, del proprio collegio elettivo.
      Lì e solo lì si discute a oltranza su tutto, (il generale e il particolare) fino alla conta finale dei voti dove viene fuori la maggioranza che c’è; il potere esecutivo (il governo dei rappresentanti) a sua volta
      applica la linea risultata maggioritaria
      5- un mercato europeo con incentivi per gli interessi collettivi e penalizzazioni per i particolarismi, etico, ecosostenibile, turistico e terziario più che industriale, senza confini per i migranti, decolonizzato dai modelli consumistici (pochi benefici a fronte di sacrifici)
      6- una strategia di comunicazione efficace ed innovativa: che sappia incunearsi con astuzia nelle pieghe dell’invadenza di Sua Emittenza (i soldi di berlusconi al servizio dei nostri valori – si può fare)
      e puntare dritto al cuore della televisione più popolare (non solo alta qualità per pochi),
      7- lotta alle religioni quando, oltre che “propagandare” il proprio Dio (c’è chi ne ha bisogno, così sia), ostacolano la fratellanza o la ricerca della felicità;

      secondo me, senza solo una di queste cose
      LA SINISTRA NON VA DA NESSUNA PARTE.

      auguri
      Mario Pompei

      Mario Pompei

      2 marzo 2009 at 00:34

  3. Caro Giorgio, purtroppo non potrò esserci perché sono a Barcelllona a parlare di OGM ma naturalmente contatemi. Nel frattempo sono entrato nella associazione La sinistra nella parte ambientalista ma penso tu sappia che sono da tempo in SD. Sono entrato in Facebook all’inizio con molta diffidenza ( non mi piace la vita virtuale perché mi iace quella reale) ma ora sonocontento perché é anche questo uno strumento èper fare qqualcosa forse di utile.
    A presto e tenetemi aggiornato naturalmente
    Marcelo Buiatti

    Marcello Buiatti

    2 marzo 2009 at 14:51

  4. ho una scapola incrinata, nonostante questo vi esorto a unirvi, uniri davvero: a sin istra c’è posto per tutti!! le cose ,come i malanni , si sommano,devono sommarsi, non elidersi. Mi dispiace molto per Niki, c’era posto anchee per ciò che dice lui, ma se si apparta vuol dire che si elide. Impareremo mai a non cercare di essere lieder per forza? Io lo sto imparando ora, ora che il tempo manca a me come a voi. Chi avrebbe mai pensato di vedere anche questo! Anche se il tempio dovesse cadere, io mi impegno a votare per la veniente sinistra unita, non essendo soddisfatto delle scelte socialdemocratiche di alcuni. Prometteranno tutti la stessa cosa? A me interessa solo che la SINISTRA abbia ancora futuro….

    marcella

    5 marzo 2009 at 10:37

  5. Le riflessioni che seguono, messe per iscritt da Raffaele D’Agata, coincidono con le mie.
    A questo punto, allora, perché andare a Firenze?
    Domanda da rivolgere anche a quei dirigenti di partito che ci vengono mentre fanno altro. Verranno forse per cercare di dire che il loro non è un vero no, che ciascuna delle due distinte operazioni che stanno conducendo, in fondo, risponde alle esigenze poste dall’appello? (Ci sono stati accenni e segnali in questo senso).
    Ma rispondiamo innanzitutto alla prima domanda. Ci si va per dire ancora la verità a tutti quelli che staranno ad ascoltare. In ogni caso se ne ricorderanno, si spera, dopo i risultati di giugno. E poi, le due famose liste distinte e concorrenti non sono ancora fatte. Fino a quando non sono fatte, parlare è un dovere.

    Consideriamo questi dati della situazione. I promotori della lista SD-Vendola-nuovo PS-verdi (verdi?) dicono di sperare di avvicinarsi al sei per cento. I promotori della lista Rifondazione-PdCI-Sinistra critica (quest’ultima forse) contano comunque di superare il quattro. Questi sono gli obiettivi massimi dichiarati, che si presentano decisamente contrari alla tendenza manifestata da tutte le ultime consultazioni, dalle politiche di giugno alla Sardegna. Si scommette quindi su un’inversione di tendenza, su segnali di novità che dovrebbero richiamare al voto un elettorato molto deluso, scoraggiato, e portato all’astensione (altra tendenza in aumento). Su quali basi?

    Prima di tutto, su questo c’è una cosa da dire, enorme ma reale – oggettivamente attuale. Quell’insieme di obiettivi massimi, comunque sotto il dieci, è largamente inferiore alla necessità cui bisogna rispondere oggi, che è enorme, ma c’è, ed è urgente: la necessità di unire e rappresentare le forze del lavoro, della libertà e della pace, in una società scossa dalla più catastrofica crisi del capitalismo che abbia avuto luogo nel corso degli ultimi cento anni circa. Se non si comincia ad affrontare questa necessità, il vuoto di risposte sarà colmato (almeno in Italia) dal consolidamento del regime reazionario di massa, con le sue ronde, la sua demagogia, la sua capacità di alimentare i micro-conflitti e di sfruttarli.

    Eppure, le forze da unire e da rappresentare esistono, e sono grandi. Forze che stanno dando luogo a una straordinaria stagione di mobilitazione sociale, unite nelle loro rivendicazioni, che vanno dalla difesa della scuola pubblica al rifiuto di pagare la crisi del capitale. Il 4 aprile a Roma saranno milioni, uniti. Perché mai la loro rappresentanza politica dovrebbe essere ineluttabilmente frammentata, litigiosa, inadeguata? Se si ritrovano insieme nelle piazze gremite, questi milioni di cittadini e di lavoratori forse non si preoccupano se chi marcia al loro fianco si definisce comunista oppure al contrario non sceglie questo nome, perché sanno di avere un orientamento di fondo in comune. Si tratta semplicemente dell’orgoglio (o spesso del desiderio, purtroppo) di vivere del proprio lavoro (diritto e dovere di tutti); si tratta della volontà di vivere liberi, in amicizia con la natura e in amicizia con i popoli.
    A Ferrero e a Diliberto vorrei dire di comprendere che almeno su questo Berlusconi ha ragione, che veramente cioè l’Italia è ancora piena di comunisti, e lui ha ragione nell’averne paura, perciò non è proprio il caso di rassicurarlo chiedendo a ciascuno un’esplicita adesione ad articoli di fede e a segni e simboli sui cui oggi vi sono diffusi pregiudizi criticabili ma comprensibili (che bisogna saper comprendere da marxisti). A Fava e a Vendola vorrei dire che rischiano di essere vittime (e soprattutto di renderci vittime) di una speculare ossessione di “non-comunismo” che riecheggia, amplifica, e rende divisoria e distruttiva, tutta una somma di pregiudizi del nostro tempo di cui meglio sarebbe, da una parte e dall’altra, non parlare, perché ciò che preme, ciò cui bisogna rispondere, sono i fatti, non le parole o le definizioni.

    Definizioni. Siamo dunque condannati ad avere da una parte la lista dei comunisti e dall’altra la lista della libertà? La libertà esclude forse un’idea di comunismo, appunto anche come diritto al lavoro e dovere di lavorare per tutti (secondo le parole di un grande compagno di strada del Novecento, come Thomas Mann)? E il comunismo, dopo tutto ciò che è accaduto, dovrebbe ancora essere timido e risentito di fronte all’idea di libertà, dovrebbe forse non sentirsi a casa dentro quest’idea, non sentirsi cioè anche compreso in essa in modo essenziale?
    Io credo che i milioni che animano e animeranno le piazze italiane in questa stagione di lotte non capirebbero chi li volesse dividere su questo. Io credo che, di fronte a tali dispute assurde, davvero salterebbero un giro a giugno. Noi saremmo tra questi.
    Io credo invece che questi milioni, ritornando ai loro treni e alle loro case (se le hanno, e se ne sono certi) il quattro di aprile, vorrebbero trovare aperte le sedi per andare a scegliere coloro che poi voteranno come loro rappresentanti, sotto un simbolo che non potrebbe certo essere ancora quello di un partito, ma potrà (dovrebbe essere) quello di un patto, di un’alleanza democratica del lavoro; sotto un simbolo in cui vedano sventolare le bandiere rosse del lavoro e le bandiere arcobaleno dell’amicizia con la natura e con i popoli.
    Se non abbiamo la forza di vedere queste cose, di volere queste, la storia, in questi anni che si annunciano terribili (e sono già terribili in tanta parte del mondo) passerà sopra tutti noi. E nessuno ne avrà onore.
    Raffaele D’Agata, Vittorio M. Tranquilli

    Tranquilli Vittorio M.

    6 marzo 2009 at 05:14


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