Europee 2009. Per la Democrazia.

Per una lista unica della sinistra

Nuove energie per le elezioni europee

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Ecco, sul tema delle europee, le proposte di Giorgio Parisi. Dal Manifesto del 22 novembre 2008

di Giorgio Parisi

Giorni fa Marco d’Eramo scriveva su questo giornale che Obama si è aggiudicato le elezioni presidenziali quando è riuscito a convincere gli elettori che il cambiamento, il futuro, stavano dalla sua parte. La sua stessa candidatura era di per sé il simbolo del cambiamento. Su queste basi è riuscito a costituire un movimento di milioni di persone, che si sono mobilitate, anche contribuendo finanziariamente alla campagna elettorate. Invece la nostra sinistra dà un’idea di vecchio, di ripetitivo, mentre un partito autoritario come Forza Italia non ha perso l’attrazione del nuovo. Per tornare a parlare con il paese, per tornare a vincere, la sinistra deve comunicare un forte segnale di discontinuità con le pratiche politiche del passato, e incominciare a sperimentare un modo diverso di fare politica, al di là delle attuali divisioni.

Le prossime elezioni europee sono una necessità stringente di rivincita e anche un’occasione unica; ma per coglierla la sinistra deve rinnovarsi, attirando l’attenzione degli italiani, prima ancora che sui programmi, sul suo modo di procedere. Deve fare qualcosa di mai tentato in Italia, che stupisca, che attiri attenzione, simpatia e interesse, che faccia venir voglia di partecipare anche a tutti coloro che sono disgustati «da riti congressuali, notabili, conteggi di tessere, quote alla Cencelli per correnti, sottocorrenti e gruppi, e di tutte quelle pastoie da casta politica». Solo se la sinistra cambia profondamente se stessa, rompendo i ponti con le prassi del passato, riuscirà a presentarsi in modo credibile come un soggetto politico davvero capace di cambiare profondamente questo paese.

È incominciato in questi giorni il dibattito politico sulla presentazione delle liste alle elezioni europee, e il tema che attira di più l’attenzione è come si aggregheranno i vari partiti e movimenti che costituiscono la sinistra. Penso che questo sia un falso problema. Sono convinto che sia destinata alla sconfitta qualsiasi soluzione – con uno, due o più raggruppamenti – che, dopo trattative ai vertici produca liste aventi in posizioni dominati segretari di partito, ex parlamentari… L’inserimento di qualche faccia nuova non cambierebbe di molto il risultato finale.

Se la sinistra non riesce a far vedere agli elettori che il cambiamento sta dalla sua parte, ha perso. Il problema centrale del dibattito dovrebbe essere come formare liste della sinistra il più possibile unitarie, dando vita a un processo partecipato, che non abbia quell’odore di cartello elettorale, di spartizione delle poltrone tra i partiti, che aleggiava attorno all’Arcobaleno. Vorrei contribuire al dibattito con una proposta esplicita per la formazione di una lista, appoggiata dai vari partiti e movimenti della sinistra, basata sui seguenti punti:

1. non possono candidarsi alle elezioni europee tutti coloro la cui fonte principale di reddito in questi ultimi anni proviene da attività politiche o sindacali, per esempio ex Deputati o Senatori, assessori regionali, provinciali o di grandi comuni, funzionari di partito.

2. Non possono candidarsi alle elezioni europee i membri delle direzioni nazionali dei movimenti o dei partiti della sinistra.

3. Fatte queste eccezioni, le candidature sono aperte a tutti coloro che condividono il programma elettorale, indipendentemente dal fatto se siano iscritti o no a partiti o movimenti della sinistra. Le candidature (accompagnate da un curriculum di attività politiche che verrà reso pubblico) saranno vagliate da un comitato di garanti, col mero scopo di verificare la coerenza con gli ideali del programma.

4. Successivamente i candidati verranno scelti mediante primarie (includendo quote riservate per ciascun sesso) e verranno messi in lista in ordine alfabetico. Ovviamente se venisse abolito il voto di preferenza, l’ordine non sarebbe alfabetico, ma frutto delle primarie.

5. Il programma deve essere molto sintetico e basato su proposte concrete e valori condivisi (per esempio avere una legislazione europea in accordo con i principi della nostra bella Costituzione). Ci si può concentrare su qualche punto chiave come l’intervento pubblico per garantire un reddito minimo a chi perderà il posto a causa della crisi, o lo sviluppo delle energie rinnovabili (ricerca e nuove tecnologie). Le primarie stesse possono anche essere utilizzate per determinare le priorità dei punti chiave.

Vorrei essere molto chiaro. Io penso che i politici di professione siano una grande risorsa per la sinistra, ma non sono l’unica. Trovo disgustosi, e segno di imbarbarimento, gli attacchi che sono stati fatti recentemente in televisione a Vendola, al quale va tutta la mia solidarietà. Ho una grande stima per le persone che ho qui proposto di escludere dalle liste (alle quali io stesso appartengo): il loro contributo è cruciale e non possiamo pensare di fare a meno della loro esperienza anche tecnica.

Tuttavia in queste elezioni è in gioco la capacità della sinistra di dimostrare di essere in grado di finirla con le pratiche di spartizione pesate dei posti di potere, e di riportare la scelta dei candidati nelle mani del popolo della sinistra. Bisogna far arrivare a tutti gli italiani il messaggio che lo si sta facendo già in queste prime elezioni dopo la catastrofe. Le primarie da sole non bastano: un dirigente politico partirebbe troppo avvantaggiato rispetto a chi fa politica al di fuori dei partiti.

Per uscire da una grave crisi di rappresenza la sinistra deve dare adesso un segno chiaro. In successive elezioni le liste si potranno fare differentemente, con una ponderata combinazione di politici di professione e di coloro che fanno politica nella società. Ma il primo appuntamento nazionale dopo la sconfitta delle politiche deve testimoniare la capacità della sinistra di fare politica in maniera nuova, per recuperare tutti coloro che le hanno voltato le spalle alle elezioni precedenti. In questo modo si otterrebbe anche il vantaggio non trascurabile di spazzare via tutte le discussioni e trattative in atto sull’organizzazione delle liste per le europee, discussioni che rischiano di avvelenare il clima politico e – anche se finissero con una lista unitaria – lascerebbero l’amaro in bocca.

Il metodo che propongo, se fatto adeguatamente conoscere, avrebbe una forte risonanza: le candidature aperte, le primarie con risultato non precostituito, la partecipazione di tutta la società, le discussioni politiche a ampio spettro, tutti questi fattori attirerebbero l’attenzione sulla sinistra, che potrebbe giustamente e orgogliosamente dimostrare di essere sostanzialmente diversa dagli altri partiti. Molti la voterebbero, anche al solo scopo di incoraggiare la politica italiana a muoversi con modalità nuove. Sarebbe una campagna elettorale che potrebbe mobilitare un gran numero di persone; non so se sarebbe il punto di partenza per nuove aggregazioni politiche, tuttavia sarebbe almeno l’inizio di un nuovo modo di fare politica. In un momento in cui i partiti della sinistra stanno riflettendo sul loro futuro, conviene a tutti fare un passo indietro e far entrare nell’arena della politica nazionale energie nuove.

Recentemente il movimento degli studenti ha mostrato come la richiesta di cambiamenti di metodo continui a essere forte e come sia possibile organizzarsi con grande successo senza ripercorrere pedissequamente le tracce dei precessori; la sinistra dovrebbe ispirarsi al loro esempio.

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Written by perlademocrazia

24 febbraio 2009 a 15:23

Pubblicato su Uncategorized

3 Risposte

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  1. Sostengo e condivido con molta convizione la proposta di Giorgio Parisi

    andrea

    27 febbraio 2009 at 10:40

  2. Come dice Andrea, anche perché da europea che vota qui, mi stavo per rassegnare all’astensionismo.

    l'oca s.

    1 marzo 2009 at 13:54

  3. Caro Giorgio,
    in Italia non c’e’ una correlazione diretta tra preparazione+motivazione+precedenti esperienze e possibilità di accedere a posti di lavoro. Questo mi sembra eclatante in politica, dove l’elettore finisce per votare il personaggio televisivo piuttosto che scegliere sulla base di criteri di valutazione oggettivi.

    credo che gli algoritmi di proposta debbano prevedere che una persona che voglia accedere a cariche politiche abbia

    1. un’adeguata preparazione, in economia, in politica, in statistica, in matematica etc. che gli dia le capacità organizzative e progettuali indispensabili.

    2. una forte motivazione “etica” verso l’obbiettivo di migliorare la “cosa pubblica” e non nel farsi i propri affari personali e una sinergia di intenti con i valori
    e le persone con le quali dovrà lavorare.

    3.esperienze precedenti che gli rendano possibile la “sopravvivenza” in un ambiente del genere, che attualmente definirei “difficile” se non impossibile per un “uomo comune”.

    Senz’altro metterei veti su ricanditature all’infinito di persone che gia hanno occupato cariche politiche in precedenza.
    A proposito perchè non bloccare a 4+4 anni i presidenti del consiglio come si fa all’estero e come si fa per i sindaci?

    ciao Renata

    Renata Sarno

    4 marzo 2009 at 14:51


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